1:1 part II

mondo

I can’t think of anything more primitive than names, and names I believe, are like photographs. I name something and all of a sudden I own it, it is mine, it enters my visual field. You don’t really see things ‘til you look at them, I think, and if don’t look at them first then you can’t name them. And so, all these names appear out of nowhere. We stick them to something or someone, everywhere, I think, as I browse through this catalogue with discount prices on every object. Everything in the world has a name, the world is made up of what we know, made of the same substance as names. But that’s not all, I think, what is the name of something which has yet to be imagined? And the children that have yet to be born? That have yet to learn what a name is? And if I no longer liked the world as it is? If it appeared too greedy and inhospitable? Could I then give a new name to the things yet to come? A better name, perhaps. And in thinking this, the photograph on the document appears more real than me, more real than the prices in this catalogue, I think, reality is so fast that to even have an idea of it we’re forced to freeze it in a moment in time and grasp a small fragment of it, I think
- like a name, or even a photograph.
The names which we give to things fabricate the world, I think, but not only is this the background on which we construct, in the world there are also the names which have been given to us, which we have given ourselves, here we are, with our lives and
the way which we wished they were. And if I didn’t have a name? Today, I think, I’d probably have a price.

Non riesco a pensare a nulla di più primitivo dei nomi, e i nomi - penso - sono come fotografie. Dò un nome a qualcosa e di colpo lo posseggo, è mio - penso - entra nel mio campo visivo. Ché mica le vedi le cose finché non le guardi - penso - e non le guardi se prima non gli dai un nome. Così, tutti questi nomi li facciamo apparire dal nulla. Li attacchiamo a qualcuno o a qualcosa, dappertutto - penso - mentre sfoglio questo catalogo coi prezzi d’occasione su ogni oggetto. Tutto ha un nome nel Mondo, il Mondo è composto di ciò che conosciamo, è fatto della stessa materia dei nomi. Ma non è tutto - penso - qual’è il nome di qualcosa che deve ancora essere immaginato? - Penso - e i bambini che ancora devono nascere? Che ancora non sono nemmeno un nome? E se il Mondo non mi piacesse più così com’è? -Penso -  se mi sembrasse troppo avido e inospitale? Potrei allora dare un nome nuovo alle cose a venire? Un nome migliore, forse. E così pensando la foto sul documento mi appare più reale di quanto non possa essere reale io o i prezzi su questo catalogo - penso - la realtà è così veloce che per averne anche solo un’idea siamo costretti a fermarla, ad afferrarne un piccolo brandello - penso  - un nome o, al limite, una fotografia. I nomi che diamo disegnano il Mondo - penso - ma non è lo sfondo che stiamo costruendo, dentro al Mondo ci sono anche i nomi che ci hanno dato, ci siamo noi con le nostre vite e quello che vorremmo che fossero.

E se non avessi un nome? Oggi - penso - probabilmente avrei un prezzo.