note to self : breathe

In India si dice che l'ora più bella è quella dell'alba, quando la notte aleggia ancora nell'aria e il giorno non è ancora pieno, quando la distinzione fra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l'uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi, ma non facilmente separabili, sono distinti, ma «non sono due».
                                                                                                                     T. Terzani







​Note to self: Breathe

di Olivia casagrande

Al soggetto consapevole di un ritratto si chiede di fermarsi.

«C’è tantissima luce qui. La sento bussare sulle palpebre chiuse. Disegna ombre colorate dentro il mio sguardo chiuso. Quando aprirò gli occhi le macchie di colore se ne andranno via, oppure resteranno ancora qualche istante, appese nell’aria davanti ai miei occhi, flebili drappi tra me e il mondo fuori? Devo tenere gli occhi chiusi e concentrarmi sul respiro, dice il somegiaro. Chiusi ma non serrati. Chiusi leggeri. Concentrarmi sul respiro ma senza esasperarlo. Solo il fiato che entra e che esce mentre io lo ascolto, lo penso entrare e uscire. Inspirare ed espirare, il pieno e il vuoto dei polmoni. In silenzio. Anche i pensieri stanno zitti. Solo questo movimento dolce come l’acqua, vuoto e pieno, pieno e vuoto, continuamente, dentro e fuori, fuori e dentro. E intanto il mondo intorno rimane immobile lì dov’è, ma sempre pronto ad invadere gli occhi. Tra me e il fuori ci sono solo queste macchie colorate, e questo fiato. Il somegiaro è zitto. Non lo sento muoversi, ma so che è lì, dietro il suo strumento, occhio di vetro grande, attento, fisso. Sta seguendo il mio respiro. Dice il momento lo scegli tu, non importa quando, a un certo punto apri gli occhi, quando il respiro sarà uscito e appena prima di farlo entrare di nuovo. Dice il somegiaro. È il momento tra due respiri. Il momento al centro della tensione tra vuoto e pieno. Lo sento. Arriva come qualcosa che ti radica saldo a terra e ti fa sentire la linea retta della spina dorsale su fino al cielo. Apro gli occhi, piano, dal centro del mio fiato, per un istante non vedo nulla e sento solo il mio sguardo che mi somiglia e un rumore lontano e vicino, un rumore secco e breve, che diventa luce »

In india, they says, that the most beautiful hour is the dawn, when the night is still floating on the air and the day is not yet arrived, when the difference between darkness and lightness it is not clear yet and for a little while the man, if he wants to, if he knows how to pay attention, he can see that all what in lifetime seems to be in contrast, the darkness and the lightness, the fake and the truth are nothing but two parts of the same thing. They are different, but they are not easily separable, they are distinct, but «they are not two».
                                                                                                                    T. Terzani





Note to self: Breathe

by Olivia Casagrande

To an aware subject of a portrait I ask to stop itself.

«There is a lot of light here. I can hear it knocking on my shut eyelid, drawing colored shadows inside my locked sight. When I will open up my eyes again will those colored spots left or will they stay a little longer, hanging on the air right in front of my eyes, like a tiny curtain between me and the world outside? I have to keep my eyes shut and keep focusing myself on my breath, says the somegiaro. Slightly closed. I focus myself on my breath and i feel it naturally. Just my breath that comes in and goes out while I’m listening to, breathe in, breathe out, the fulness and the emptyness of my lungs. Silently. Even my thoughts are quiet. Just this movement, sweet like water, empty and full, full and empty, continuously, in and out, out and in. Meanwhile the world around me is motionless there where it is, but always ready to flood my eyes. Between me and the outside there are just those colored spots, and this breath. The somegiaro is silent. I do not even hear him moving, but I know that he is here, right behind his instrument, big glass eye, watchful, gazing at me. He is following my breath. He says you choose the instant, does not matter when, you will recognize it for sure, when your breath will be all out just right before let it come in again. Says the somegiaro. It is in the moment between two breaths. The moment in the centre of the tension between emptyness and fullness. I feel it. Here it comes like something that connect you strongly to the earth and let you feel the straight line of your spinal column climbing up to the sky. I open my eyes, slowly, from the centre of my breath, for an instant I can not see anything I just feel my sight looking like me and a noise far away and close, a short and dryed noise, that become light.»